⌕ SEO tecnico

Scansione, rendering e indicizzazione: come un motore legge il sito

Le tre fasi con cui un motore di ricerca scopre, interpreta e archivia le pagine: cosa succede in ognuna e dove si inceppano i siti più comuni.

Quando una pagina non compare nei risultati di ricerca, la domanda giusta non è «perché Google mi penalizza?», ma «in quale fase si è fermata?». Un motore di ricerca lavora per tappe distinte: prima scopre l'indirizzo, poi lo scarica, poi lo interpreta e infine decide se conservarlo nell'indice. Ogni tappa ha i suoi guasti tipici, e capire la sequenza è il modo più rapido per fare diagnosi.

Fase 1: la scoperta degli URL

Prima di tutto il motore deve sapere che un indirizzo esiste. Le fonti principali sono tre:

  • link da altre pagine, interne o esterne, che il crawler ha già visitato;
  • sitemap XML dichiarate nel file robots.txt o inviate tramite gli strumenti per webmaster;
  • segnalazioni dirette, come l'invio manuale di un URL o protocolli di notifica supportati da alcuni motori.

Una pagina che non riceve link e non compare in una sitemap è, a tutti gli effetti, invisibile. È il caso delle cosiddette pagine orfane: esistono sul server, ma nessuno le annuncia. Nel mio lavoro le trovo spesso dopo un restyling, quando un menu viene rifatto e intere sezioni restano raggiungibili solo digitando l'indirizzo.

Fase 2: la scansione (crawling)

Scoperto l'URL, il crawler lo mette in coda e, quando arriva il suo turno, effettua una richiesta HTTP. Prima di farlo consulta il file robots.txt dell'host: se il percorso è escluso con Disallow, la richiesta non parte.

Durante la scansione contano soprattutto:

  • il codice di stato restituito (200, 301, 404, 500 e così via);
  • la velocità di risposta del server, perché un host lento o che va in errore induce il crawler a rallentare;
  • gli header HTTP, che possono contenere istruzioni come X-Robots-Tag o un canonical.

Un errore frequente è pensare che bloccare una pagina in robots.txt la tolga dai risultati. Non è così: il blocco impedisce di leggerla, non di conoscerne l'indirizzo. Se altre pagine la linkano, l'URL può comparire comunque, magari senza descrizione.

Fase 3: il rendering

Molti siti moderni costruiscono il contenuto con JavaScript. L'HTML scaricato nella fase precedente, in quel caso, è poco più di un guscio vuoto. Per vedere la pagina come la vede un utente, il motore deve eseguire gli script in un browser senza interfaccia.

Il rendering è costoso, quindi può avvenire in un secondo momento rispetto alla scansione. Le conseguenze pratiche:

  1. il testo e i link presenti solo dopo l'esecuzione di JavaScript possono essere scoperti in ritardo;
  2. se uno script fallisce, o una risorsa necessaria è bloccata da robots.txt, la pagina renderizzata può risultare incompleta;
  3. i link generati da eventi di clic, senza un vero elemento <a href>, di solito non vengono seguiti.

Per questo, dove è possibile, conviene che il contenuto principale e i link di navigazione siano già presenti nell'HTML iniziale.

Fase 4: l'indicizzazione

Con la pagina renderizzata, il motore analizza testo, titoli, immagini, dati strutturati e segnali tecnici. Qui avvengono due decisioni importanti.

Canonicalizzazione

Se più URL mostrano lo stesso contenuto, il motore ne sceglie uno come rappresentante, il canonico, e raggruppa gli altri come duplicati. Il tag rel="canonical" è un suggerimento forte, ma viene confrontato con altri indizi: redirect, link interni, presenza nella sitemap, protocollo HTTPS.

Inclusione o esclusione

Non tutto ciò che viene scansionato viene indicizzato. La pagina può essere esclusa perché:

  • contiene un noindex nel meta robots o negli header;
  • è considerata duplicata di un'altra;
  • ha poco contenuto utile o sembra una pagina d'errore travestita (il cosiddetto soft 404);
  • il motore la giudica semplicemente non abbastanza utile da conservarla.

L'indicizzazione non è un diritto: è una scelta del motore, che ha risorse limitate e preferisce investirle su pagine che ritiene di valore.

Una tabella per la diagnosi

Sintomo Fase probabile Prima verifica
L'URL non è mai stato visitato Scoperta Link interni e sitemap
Visitato ma «bloccato» Scansione Regole in robots.txt
Contenuto mancante nell'anteprima renderizzata Rendering Errori JavaScript, risorse bloccate
Scansionato ma non indicizzato Indicizzazione Qualità, duplicati, noindex
Indicizzato con un altro URL Canonicalizzazione Canonical, redirect, link interni

Gli strumenti per capire dove ci si è fermati

Gli strumenti per webmaster dei principali motori offrono un'ispezione dell'URL che mostra se la pagina è nota, quando è stata scansionata, quale canonico è stato scelto e come appare dopo il rendering. A questo si affiancano:

  • un crawler desktop che simula la scansione e segnala codici di stato, canonical e profondità;
  • i log del server, che dicono con certezza quali URL il crawler ha richiesto e con quale esito;
  • il confronto tra sorgente HTML e DOM renderizzato, per vedere cosa dipende da JavaScript.

In sintesi

  • La ricerca lavora in quattro tappe: scoperta, scansione, rendering, indicizzazione.
  • Bloccare in robots.txt impedisce la lettura, non la comparsa dell'URL.
  • Il contenuto essenziale e i link dovrebbero esistere già nell'HTML iniziale.
  • Essere scansionati non garantisce di essere indicizzati: contano qualità e unicità.
  • Diagnosticare per fasi evita di cercare il problema nel posto sbagliato.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica, unisce il rigore dell'analisi tecnica all'attenzione per le persone che usano la tecnologia.

Leggi anche